Come scegliere il viaggio giusto in base a chi sei.
Troppo spesso, nell’epoca attuale, il viaggio ha smesso di essere un percorso di esplorazione interiore e del Mondo, per diventare una ricerca di visibilità, di affermazione personale, di status sociale. E così ci siamo fatti trascinare dalle mode, dai posti instagrammabili, dalle liste dei posti da vedere almeno una volta nella vita, e abbiamo smesso invece di restare in ascolto di noi stesse.
Così tutti vanno in Asia un mese con lo zaino? Allora lo fai anche tu e quando torni, senza aver trovato quell’illuminazione di cui parlano tutti, ma solamente con una fantastica (si fa per dire) travel belly, ti chiedi se non ci sia qualcosa di sbagliato in te. Ma la verità non è che tu non funzioni, è che quel luogo, quell’esperienza, quel desiderio di partire non erano tuoi, non erano allineati né a chi sei né al percorso che stai facendo.
Perché anche se la società attuale ci ha convinti che viaggiare sia normale, dovremmo invece ricordarci che farlo è un lusso e un’opportunità per nulla scontata, che per farlo si investe denaro, tempo ed energie, tutte e tre risorse preziose e non infinite, che per permettersi di viaggiare la maggior parte delle persone fanno sacrifici, e che il punto del viaggio non dovrebbe mai essere tornare a casa con un souvenir o con una bella foto, ma con una trasformazione o conoscenza profonda di sé.
Ed è qui che si inserisce il Travel Coaching. Un percorso esplorativo che ti permette di farti le domande giuste, a partire da chi sei e dove vuoi andare nel tuo percorso evolutivo personale, per accompagnarti nello scegliere la meta e il tipo di viaggio più giusti per te, e poterti portare a casa davvero il senso del viaggio.
Oggi in questo articolo ti voglio accompagnare attraverso tre domande chiave di travel coaching per iniziare a comprendere meglio la direzione da seguire per te stessa nella scelta della tua prossima meta di viaggio.
Ma prima, lascia che mi presenti: io sono Lisa, Life&Travel Coach, accompagno le donne a vivere in allineamento alla loro Visione unendo magia e concretezza, e sono anche una Blogger che scrive di vita e di viaggi.
Pronta a partire?


Quale parte del Mondo ti chiama e perché?
Sembra una domanda banale, ma parlando con amici, clienti, conoscenti, mi sono resa conto che se per me è normale chiedermi questo prima di organizzare un viaggio, per molti non lo é. Spesso quello che accade è che si trae ispirazione da un post online, da un servizio televisivo, dal racconto di un amico e si sceglie di partire. E sai, non c’è nulla di male in questo, io stessa traggo ispirazione da tutto il movimento intorno a me, ma non mi fermo lì.
Ed è qui che si manifesta il potere di questa domanda di travel coaching: quale parte del Mondo ti chiama e perché?
Quello che ti viene chiesto è di andare oltre.
Raccogli le ispirazioni online e offline, creati una lista di luoghi che in qualche modo ti hanno affascinato. Dopo di che, prima di decidere dove andare, prova a domandarti:
- se guardo queste destinazioni, quali sento che mi chiamano e quali invece mi sembrano solo interessanti?;
- in riferimento alle destinazioni che sento che mi chiamano, cosa sento attivarsi in me? Perché vorrei vederle?
Provo a farti un esempio personale, per farti capire meglio il punto differenziale.
Tutti vogliono vedere il Giappone, anche Boy, mio marito, rientra tra le persone che ha in sé questo desiderio perché è affascinato dalla cultura, lo puoi trovare spesso a leggere anime, c’è qualcosa che lo chiama e gli fa dire: “Prima o poi io lì ci devo andare”.
Ecco, io no. Trovo che il Giappone sia un luogo affascinante, sicuramente interessante, ma quando ci penso dentro di me non si attiva nessuna spinta interiore.
Vuol dire che non lo visiterò mai? Assolutamente no, anche e soprattutto perché siamo in due nel nostro percorso di vita e lui nella maggior parte del tempo si lascia guidare da me in giro per il Mondo. Ma io, quando dobbiamo scegliere tra più luoghi, chiedo sempre anche a lui: cosa preferisci? cosa senti che ti chiama?
Prima o poi visiterò il Giappone quindi, ma con la consapevolezza che per me non sarà come rispondere ad una chiamata, ma che vivrò appieno l’esplorazione di un luogo che mi permetterà di portarmi a casa qualcosa che sarà sicuramente differente da quello che si porterà a casa lui.
Non si tratta quindi di non visitare certi luoghi, ma di imparare a prendere scelte consapevoli, sia per la propria crescita personale, sia per il modo in cui si investono le proprie risorse.
Cosa amo e cosa non sopporto?
C’è una Travel Content Creator e Fotografa che amo profondamente e che anni fa ha scelto di fare diverse esperienze di viaggio in van ed io l’ho osservata su Instagram con piena ammirazione. Ad un certo punto ho perfino detto a me stessa: prima o poi la devo fare un’esperienza così!
Poi però mi sono fermata e mi sono detta: ma tu che odi perfino avere il bagno in comune o esterno alla camera, potresti mai fare un’esperienza in cui il bagno letteralmente non c’è? Direi proprio di no.
Ho quindi rinunciato all’idea di fare un’esperienza simile? No, ma l’ho adattata a ciò che amo e a ciò che non sopporto. Amo i viaggi on the road, sono il mio stile di viaggio preferito, e solitamente cambio hotel o appartamento ogni notte o quasi. Ma dato che vorrei provare l’esperienza di essere totalmente libera dalla prenotazione degli alloggi, fermarmi in posti incredibili a stretto contatto con la natura, testare una completa mobilità e anche i suoi limiti, ho valutato che noleggiare un camper ben accessoriato per me potrebbe essere la soluzione ideale.
Ancora una volta, il punto non è rinunciare ad un’esperienza, ma assicurarsi che sia adeguata a noi. Perché sì, inevitabilmente il viaggio ti porta fuori dalla tua comfort zone, ma deve anche permetterti di vivere la tua evoluzione senza metterti a disagio o creare contrasti ingestibili. Perché c’è una grande differenza tra l’imparare ad uscire dalla nostra zona di comfort per crescere e il metterci in difficoltà.
Quindi, nel definire il tuo stile di viaggio, le esperienze che vorrai fare, il modo in cui approcciarti ad un luogo, poniti questa domanda: cosa amo e cosa non sopporto? In mezzo tra questi due estremi c’è il tuo spazio di evoluzione.


Cosa desidero portarmi a casa da questo viaggio?
Per molti anni ho usato il viaggio per fuggire, fino a che non ho compreso che il senso del viaggiare era imparare a tornare a casa. Non come prima, diversa me sempre me, con più conoscenza di chi sono, con più prospettiva per le mie scelte, con più consapevolezza della mia Visione e delle mie capacità. Tornare a casa per permettermi di vivere ad un livello superiore, grazie al bagaglio che il viaggio mi aveva offerto.
Non souvenirs, anche se sì, mi compro sempre qualcosa pure io!, non solo foto, anche se sì, pure io ci tengo agli scatti da pubblicare su Instagram. Ma qualcosa di più prezioso, di cui spesso cerco di farmi un’idea prima di partire.
Perché questa domanda: cosa desidero portarmi a casa da questo viaggio?, si collega strettamente con un’altra domanda: perché sto partendo?
Sì ok, ci sono le vacanze estive, e magari quello che stai pensando ora è: “Lisa, mollami! Io voglio solo rilassarmi”. Benissimo, però no, non mollo, se lo facessi non sarei una Coach: perché desideri rilassarti? quali ansie, fatiche, pensieri senti di aver bisogno di toglierti di dosso? quali sensazioni vuoi che ti accompagnino durante questa esperienza di ferie? come vorresti sentirti una volta che tornerai a casa?
Nessuna esperienza di viaggio è fine a se stessa, e insisto nel ricordatelo perché voglio che torniamo a renderci conto di che dono è potersi muovere liberamente nel Mondo. E i doni sono cose di cui avere cura. Impara ad avere cura delle possibilità che hai e lascia che ti trasformino.
Il Travel Coaching non ha lo scopo di limitare le tue possibilità, ma di accompagnarti per sostenere la tua espansione.
Se vuoi farne esperienza diretta o saperne di più:
E se hai qualche domanda, scrivimi nei commenti.
Ti leggo e rispondo sempre.
