Lavorare con la Dea Demetra: cosa succede quando la maternità diventa l’unico obiettivo.
La maternità e io siamo concetti distanti, tanto quanto la fertilità delle idee e io siamo punti perfettamente uniti. Eppure negli anni ho scoperto che ci sono persone dove questi punti coesistono perfettamente, ma che spesso non se ne rendono conto e non riescono a vedere quante sfaccettature abbia il ruolo della madre. E così si perdono alla ricerca di qualcosa che invece possiedono già.
In questo circolo vizioso incidono molto le eredità sociali, culturali e familiari.
Perché troppo spesso, anche nell’epoca moderna, si tende a pensare che una donna possa essere tale solo se mette al Mondo dei figli e che sia normale che quando questo avviene il lavoro passi in secondo piano.
Perché molte culture tendono ancora troppo a ridurre il ruolo femminile e le sue espressioni a quelle di figura che si prende cura e che nutre, senza mai mostrare i suoi desideri.
Perché accade ancora troppo spesso che i genitori chiedano alle loro figlie: “quando mi fai un nipotino?” invece che “senti di star facendo qualcosa che ti fa sentire appagata e felice?”.
Così, anche chi ha in sé alcune specifiche capacità di sostenere la crescita delle idee, si ritrova a rincorrere soltanto l’idea della maternità più classica, sentendosi perfino in colpa, persa e arrivando anche a spegnersi se quell’obiettivo non si concretizza. E ritrovandosi, quando naturalmente ci si ritrova a perdere il proprio ruolo, a sviluppare rabbia dentro di sé e perdita di fiducia.
In questo articolo ti voglio raccontare cosa succede quando la maternità diventa l’unico obiettivo, quale archetipo delle dee grecche potrebbe essere attivo in te in questo caso, cioè Demetra, e come iniziare a cambiare la situazione.
Chi sono io per accompagnarti in questo? Io sono Lisa, Life&Travel Coach, accompagno le donne a vivere in allineamento alla loro Visione unendo magia e concretezza, e sono anche una Blogger che scrive di vita e di viaggi.
Pronta a crescere insieme?

Cosa succede quando la maternità diventa l’unico obiettivo per una donna.
Ci sono donne per cui la maternità diventa il focus di tutto.
E questo si può manifestare in due modi, che però contengono entrambi un rischio.
Sia chiaro, e lo voglio dire subito, al di là delle mie posizioni personali, non c’è nulla di male nel desiderare di diventare madre, anzi. Ammiro chi sceglie questa strada e sa viverla con equilibrio interiore. Quello di cui parliamo oggi, qui, in questo articolo, è una situazione in cui l’idea della maternità non è una scelta che si integra nella vita, ma un’idea che si impossessa di tutta l’identità della persona. Così nascono i rischi, perché qualsiasi estremo non può portare equilibrio, ma solo o distruzione o aridità.
Ci sono donne che fanno della ricerca della maternità il loro unico scopo. Costruiscono la loro immagine e le loro scelte su questo desiderio e lo fanno diventare la loro guida interiore. Scelgono un partner con lo scopo di diventare madri. Scelgono un lavoro perché devono farlo, sapendo già che lo lasceranno a tempo debito quando avranno modo di dedicarsi al loro ruolo predestinato: fare la Mamma. Oppure vivono trovando spazio per sé, ma con la testa e il cuore sempre fissi su un unico pensiero: la mia vita sarà completa solo quando diventerò madre.
Non è raro che quello che accade a queste donne che intraprendono questa ricerca spasmodica della maternità, sia proprio una mancata realizzazione costante. Più cercano il partner giusto con cui creare una famiglia, più si ritrovano ad uscire con uomini che non sono pronti ad impegnarsi. Più cercano di rimanere incinte, più non riescono a concepire.
E questa attesa costante del compimento di quello che pensano essere il loro scopo le porta a sentirsi sbagliate, a sentirsi in colpa come se ci fosse qualcosa che non funziona in loro, a farle spegnere e a rendere il loro cuore e a volte la loro vita arida. Come se nulla avesse senso, nemmeno loro stesse, senza la maternità.
E poi ci sono donne che sono diventate madri e che ne hanno fatto la loro bandiera. Hanno rinunciato ad obiettivi, carriere, desideri e si sono dedicate anima e corpo ai loro figli. Li hanno nutriti, accuditi, accompagnati, affiancati in ogni fase della loro crescita. Sono stati fari nella notte e porti a cui tornare ogni volta che qualcuno si allontanava. Fino a che, la propria figlia non ha iniziato ad emanciparsi, ha scelto di studiare all’estero, si è innamorata di una nuova vita lontana dalla casa di Mamma. O il proprio figlio non ha più avuto bisogno che lei gli stirasse le camicie, non perché ha trovato qualcuno che lo facesse al posto suo, ma perché per amore della donna che lo ha fatto innamorare ha imparato perfino a stirarle da solo.
Sono donne che hanno costruito la loro intera vita su un ruolo preciso: la Madre. E d’improvviso (anche se non è realmente così, ma a loro sembra), perdono tutto. Si ritrovano a chiedersi che senso abbia vivere se nessuno ha più bisogno di loro. Così, alcune di spengono, smettono di provare soddisfazione, si sentono perse. E altre si arrabbiano, diventano la suocera insopportabile, la madre assillante che pretende di essere chiamata ogni sera, la nonna onnipresente che deve insegnare come si educano i nipoti. Senza rendersi conto che più cercano di tenere tutto sotto controllo, più perdono i loro affetti.
Se leggendo queste storie vedi la tua, forse potresti avere Demetra tra i tuoi archetipi delle dee greche.
Demetra: quando la complessità del proprio Potere non viene narrato e quindi riconosciuto.
La narrazione di una storia può ingabbiarne il protagonista, ed è quello che spesso accade con la Demetra. Troppo spesso quando si parla di lei, infatti, si fa riferimento al mito di Demetra e Persephone, madre e figlia, unite e separate dal destino e poi nuovamente ricongiunte. Si parla di quando la figlia viene rapita e portata (o in altre versioni sceglie di andare liberamente) nell’Oltretomba per diventare moglie di Ade, e Demetra allora, privata del suo ruolo di madre, si arrabbi e poi si spenga, portando aridità nel Mondo, scegliendo di non far crescere più nulla e arrivando quasi a far morire gli umani, fino a che Zeus non impone un ricongiungimento ciclico con Persephone: 6 mesi nell’Oltretomba con Ade e 6 mesi sulla Terra insieme a Demetra.
Eppure, quando andiamo più a fondo, parlando di Demetra, scopriamo che essa non è affatto la dea, come potremmo pensare visti i preamboli, della maternità. Essa è invece Dea dell’Agricoltura, del Raccolto, del Grano e della Fertilità (anche delle idee). Il suo archetipo, come viene analizzato nel mio percorso diLife Coaching Goddess, non è solo quello della Madre, ma anche quello della Guida. Perché essa ha in sé la capacità di coltivare e far crescere i progetti, rispettandone i tempi naturali, seguendo il ritmo giusto che prevede azione e riposo per poi ricominciare. Così, se guardiamo altri miti scopriamo che Demetra insegna all’umanità l’agricoltura, permettendogli di nutrirsi ed evolvere. Rende fertili i terreni unendo magia e concretezza, umano e divino. Accompagna uomini e donne, attraverso i Misteri Eleusini, a conoscere il senso trasformativo del ciclo della vita e della morte, trasformando il dolore in nuove possibilità.
Demetra insomma è Madre non soltanto come mamma di Persephone, ma anche e soprattutto perché essa è capace di guidare nella crescita, nutrendo e accogliendo, ma facendo spazio anche al lasciare andare, perché da lì nascerà altra vita. Solo che noi abbiamo dimenticato di raccontare la sua storia facendo spazio a tutta quella che è.

La fertilità al di là della maternità.
Una donna che ha in sé l’archetipo di Demetra non ha come compito evolutivo la rinuncia alla maternità, ma piuttosto l’espansione di questo concetto. Ha bisogno di riconoscere che il suo valore non deriva dalla fertilità del suo utero né dallo svolgimento del ruolo materno, anche se può liberamente e naturalmente vivere questi aspetti di sé. Ma che essi non sono il suo tutto, ma solo parti di quella che è la sua identità, di quello che è il suo Potere.
Lavorare con il Potere di Demetra significa:
- imparare a nutrire idee e progetti, coltivando ciò che sceglie intenzionalmente, portando nel Mondo quella sua capacità di sostenere, accogliere, amare gli altri, ma facendo lo stesso anche per sé, per i propri desideri e la propria Visione;
- trovare il modo di guidare gli altri, sì come madre, ma non solo, magari scegliendo professioni e attività che le permettano questo in maniera naturale;
- avere cura di seguire il proprio ritmo, rispettando i tempi d’azione come quelli di riposo, evitando di ritrovarsi senza energia nel tentativo di prendersi sempre cura degli altri.
Si tratta quindi di un percorso che non abbandona la maternità, ma che la rende la base di espansione, che pianta i semi su un terreno fertile in cui possono crescere progetti, nuovi ruoli, idee, manifestazioni della propria natura. Per evitare che la terra diventi arida e per evitare che il proprio valore si perda, ma per creare invece nuova vita dove a volte si pensa sia arrivata la fine.
Un percorso fertile che va costruito scegliendo con cura cosa piantare nel terreno, basandosi sì su Demetra, ma anche sulle altre due dee che la affiancheranno nell’analisi archetipica che si fa nel percorso di Life Coaching Goddess, così da portare nel Mondo tutto il proprio Potere Personale e far crescere una vita in cui sentirsi complete.
Chiudo raccontandoti un aneddoto: la mia prima cliente per il percorso di Life Coaching Goddess, aveva in sé proprio questo archetipo come principale, Demetra, e non riusciva a restare incinta. Insieme abbiamo lavorato sul trovare il suo valore al di là della maternità e pochi mesi dopo… anche il resto si è sbloccato. La sua bimba è nata da poco e i suoi progetti continuano a crescere.
Se hai qualche domanda su questo archetipo, scrivimi nei commenti.
Ti leggo e rispondo sempre.
