La complessità dentro di te: perché a volte senti che manca qualcosa.
Negli anni ci sono state delle sensazioni che mi hanno accompagnata spesso, che nel mio percorso hanno dettato alcune mie decisioni, che spesso mi hanno mandata in confusione e mi hanno fatto chiedere: ma perché non riesco ad accontentarmi? Attraverso il coaching, la psicologia, tantissimo lavoro interiore e manifestazioni pratiche dello stesso, mi hanno portata a comprendere che non c’era qualcosa di sbagliato in me, ma che stavo dimenticando di prendere in considerazione tutta la mia complessità interiore.
Ma facciamo un passo indietro e dimmi se queste sensazioni risuonano o hanno risuonato anche in te:
- A volte ti senti fuori posto, che sia nel lavoro, nel luogo in cui vivi, nelle relazioni che hai. Come se lì, dove sei ora, ci fosse qualcosa che ti fa stare bene, ma che convive con la sensazione che altrove ci possa essere un posto dove stare bene e sentirti giusta;
- Tutto sommato la tua vita funziona, se la guardi oggettivamente non hai nulla di cui lamentarti, eppure se ti chiedono se sei soddisfatta, a te viene da storcere il naso. Sei tranquilla, ma soddisfatta? Ecco, forse questo no;
- Nel lavoro e nelle attività di cui ti occupi quotidianamente senti di mettere in gioco davvero le tue capacità, pensi di fare bene, ma spesso senti un nodo allo stomaco, un pensiero fugace, una percezione sottile che ti portano a dire che manca qualcosa, che c’è un potenziale che non stai esprimendo e che non sai come attivare.
Spesso, questi pensieri e queste sensazioni, attivano in te anche un po’ di senso di colpa. In fondo, dovresti solo che essere grata di ciò che hai no?
Lascia che ti dica subito una cosa, che ho imparato direttamente: puoi essere grata di ciò che hai e stare bene in ciò che vivi ora, e desiderare comunque di evolvere. Il tuo desiderio di crescita e miglioramento, non toglie nulla a ciò che già possiedi, a ciò che già hai modo di vivere, a chi ami, perché tutto ciò è la tua base, ma tu sei molto più di questo.
In questo articolo ti voglio accompagnare a comprendere meglio perché a volte senti che manca qualcosa e cos’è e come si manifesta la complessità dentro di te.
Pronta a crescere insieme?

Perché a volte senti che manca qualcosa (e no non c’è nulla di sbagliato in te).
Molte donne che arrivano da me scelgono di investire su un percorso di coaching insieme perché sentono che in loro, per loro, per chi sono e per la loro vita, c’è la possibilità di un di più. Dentro di loro si è già attivata la consapevolezza che esista uno spazio di evoluzione, a volte perché si è attivata dentro la loro anima una scintilla, anche se tutto sta apparentemente funzionando, e altre volte perché alcune transazioni della vita (un matrimonio in crisi, una relazione finita, la perdita di un lavoro, un cambiamento personale) le ha indirizzate verso un nuovo percorso che le ha portate a sentire che lì, dove sono ora, manca qualcosa.
Molte di loro, come accennavo nell’introduzione, si sono sentite sbagliate, in colpa, ingrate, nel provare quel desiderio di vedere che altro c’è. Alcune provano ancora tutto questo, eppure sentono che non possono ignorare quella sensazione di non sentirsi al posto giusto, di sentire che c’è del potenziale che non stanno esprimendo, di percepire che va tutto bene, ma non va davvero bene in quel modo profondo che desidererebbero.
E’ una sensazione che molte donne provano, e questo dovrebbe già farti capire che se questa percezione è comune a molti, non può esserci qualcosa di sbagliato in te, ma piuttosto che da qualche parte c’è un ingranaggio che si è inceppato. Quell’ingranaggio è il nostro concetto di Identità.
Il Mondo in cui viviamo, e l’avvento dei social ha contribuito fortemente su alcuni aspetti, ha infatti reso particolarmente rigido il concetto di Identità, portandoci a cercare di dare una definizione univoca di noi stesse che ben si inserisca nella società.
Così abbiamo iniziato a rispondere alla domanda “cosa fai nella vita?”, con la nostra professione. Come se essa potesse spiegare chi siamo nella nostra totalità. Oppure in alternativa con un ruolo che soddisfi le aspettative di chi ci vuole bene o della cultura in cui viviamo (quante volte hai sentito dire ad una donna: “Nella vita faccio la Mamma”?).
I percorsi di studio e lavorativi sono tendenzialmente monotematici e costruiti in modo da condurti da A a B in maniera lineare. Lasciano poco spazio all’esplorazione e ci richiedono continuamente una scelta: che scuola superiore fare? che percorso universitario perseguire? che lavoro scegliere? E se non riesci a prendere una decisione allora sei confusa, irresponsabile, immatura.
E se per caso osi cambiare idea? Sia mai! Hai un buon lavoro, non vorrai mica lasciarlo? Hai una relazione stabile, non penserai certo di tornare single? Vivi qui da tutta la vita, ma sei matta a pensare di voler andartene? L’idea che si possa attivare in noi un cambiamento è talmente difficile da comprendere per l’immagine che gli altri hanno di noi stesse, da portarci a pensare che sia più normale accontentarsi, che modificare una realtà che non ci soddisfa pienamente.
In conseguenza a questo irrigidimento, quando una parte di noi cambia, invece di interpretarlo come un segnale evolutivo, tendiamo a viverlo come una crisi d’identità. Ci sentiamo sbagliate, cerchiamo di non ascoltare ciò che si è attivato in noi, e cerchiamo di mantenere una coerenza che fa fatica a restare in piedi mentre noi percepiamo sempre di più che si stanno accendendo in noi nuove visioni, idee, valori.
Il problema, ed il motivo per cui tu più cerchi di essere qualcuno di specifico, più senti che manca qualcosa, è che l’Identità non è una definizione, ma un percorso di evoluzione. E crescere, conoscere se stesse, maturare, non significa limitarsi, ma integrare le diverse sfaccettature del sé. Molte donne soffrono non perché manchi qualcosa dentro di loro, anche se è quella la sensazione che hanno, ma perché cercano di mantenere la loro identità dentro una definizione che non le rappresenta nella loro complessità.
Cos’è e come si manifesta la complessità dentro di te.
Ho sempre amato i caleidoscopi. Boy, mio marito, sa già che se siamo in un negozio, ad un mercato, in viaggio e io noto un caleidoscopio, mi fermerò sicuramente a guardarci dentro. Ma vedi, la bellezza delle immagini che si creano all’interno di quei giocattoli, è data dal fatto che con pochi elementi si creano diverse prospettive. Tutti i pezzi sono lì, ma ogni movimento mostra altre parti del sé. E questo è ciò che c’è anche dentro di noi: parti diverse che possono manifestarsi in maniera diversa. Inoltre, a differenza dei caleidoscopi che ripetono sempre quelle geometrie, noi siamo ancora più complesse e le parti di noi possono anche cambiare, evolversi in nuove figure, perdere pezzi e sostituire i colori.
Insomma, dentro di noi c’è una meraviglia che noi cerchiamo di semplificare, eppure, tutto ci dice che non siamo fatti solo di una cosa, ma che la complessità si manifesta in noi in diversi modi.
In Psicologia, se riprendiamo il concetto di Identità nella sua verità, e non nella versione rigida che la società l’ha trasformata, scopriamo che è: l’insieme delle rappresentazioni, dei valori, delle esperienze, dei ruoli, delle appartenenze e delle caratteristiche attraverso cui una persona risponde alla domanda: “Chi sono io?”. E’ un concetto dinamico, che cambia e si modifica quindi, e multidimensionale, cioè fatto di diverse parti.
Prova ora questo esercizio: rispondi alla domanda “Cosa fai nella vita?” senza dire né la tua professione né definendoti con un ruolo. Inizio io: Io sono Lisa e nella vita scrivo, viaggio, creo, studio psicologia e bevo prosecco.
Se ti va scrivimi la tua risposta nei commenti! Sono curiosa di leggerla.
Nel Coaching, quando si cerca di accompagnare una persona a conoscere meglio se stessa e ciò che può usare per creare la vita che desidera e raggiungere gli obiettivi che ha in mente, si usa spesso l’Analisi delle Potenzialità, uno strumento di conoscenza di sé creato da Martin E.P. Seligman, fondatore della Psicologia Positiva e contributore dello sviluppo del Coaching. Attraverso questa analisi si identificano per ogni persona 4 potenzialità che descrivono i suoi punti di forza, uno principale e tre accessori. Quattro, non uno. Perché in noi non c’è un solo talento o una sola propensione, e perché due persone potrebbeeo averne una in comune e altre tre no, e questo declinerebbe l’espressione di sé in maniera diversa per ognuno.
Unendo Coaching, Psicologia e Spiritualità contemporanea, ho sviluppato un metodo che mi ha portata a creare il mio percorso di Life Coaching Goddess, che conduce a scoprire, attraverso l’uso degli archetipi delle dee greche, i propri blocchi energetici e il proprio Potere Personale. E’ un analisi che non da un risultato unico, ma tre. Anche qui non esiste una sola manifestazione della propria energia interiore, ma ci sono tre dee, una principale e due accessorie, che si manifestano in noi. Scegliere questo percorso non significa fare un test, ma scoprire parti di sé, nelle loro diverse manifestazioni, per poterle utilizzare per evolvere. Significa darsi accesso alla propria complessità per usarla per smettere di sentire che manca qualcosa, e fare spazio alla propria evoluzione.

Insomma, se a volte ti senti fuori posto, se a volte senti che manca qualcosa, se a volte senti che può esserci di più… è perché è così. Perché nella vita che stai facendo ora, nella definizione di te stessa che stai cercando di mantenere, nelle scelte che stai cercando di cambiare, manca lo spazio per tutta la tua complessità.
Iniziare a conoscerla può renderti libera di dire finalmente: “Mi sento al posto giusto, sento che la mia vita mi appartiene, sono soddisfatta e sento di essere la migliore versione di me stessa”.
Sei pronta a vivere tutto questo?
Ricordati che puoi lasciarmi un commento qui sotto.
Ti leggo e rispondo sempre.
