Smettila di cercare lo “Wow”: una critica reale del Diavolo veste Prada 2.
Venerdì scorso sono stata con le amiche al cinema e devo dirti che di dove fossi vent’anni fa, quando uscì Il Diavolo veste Prada, io non ho nessun ricordo. Non so se lo vidi al cinema o a casa con le mie sorelle, anche se so perfettamente che odiai dal primo momento Nate, che invece di sostenere Andy, era come se cercasse di mantenerla piccola. Ma questo è un altro discorso (che tra l’altro ho affrontato nel mio vecchio blog). Di dov’ero questa volta, durante la visione di: Il Diavolo veste Prada 2, spero che tra vent’anni me lo ricorderò, perché ero con tre delle mie amiche più care con cui quotidianamente condivido gioie e dolori.
Sicuramente, quello che ricorderò è ciò di cui io e la mia migliore amica abbiamo parlato tornando a casa.
Ma aspetta, lasciami arrivare a questo, raccontandoti prima qualcosa sul film.
E se non mi conosci, prima di iniziare, lascia che mi presenti: io sono Lisa, Life&Travel Coach, accompagno le donne a vivere in allineamento alla loro Visione, e sono anche una Blogger che scrive di vita e di viaggi.



In questo sequel ritroviamo Andy, più elegante, con un suo stile ben definito, più sicura di sé e ancora profondamente innamorata del suo lavoro come giornalista, che si trova all’interno di una realtà che noi Millennians conosciamo bene: un Mondo del lavoro che cambia rapidamente a seguito dell’evoluzione tecnologica e che ci costringe a ripensarci sul mercato. Ed è qui che, grazie ad una fiducia costruita in passato e mantenuta tramite la coerenza delle proprie azioni, si ritrova nuovamente catapultata nella realtà di Runway.
Solo che Andy non è più una ragazzina, ma una donna che sa quello che sta facendo e perché. E anche se, cavolo se la capisco, nonostante la sua crescita, porta con sé ancora una serie di insicurezze e necessità di approvazione, e conserva quel rispetto, che sta in equilibrio tra la stima e la paura, verso Miranda, è anche molto più consapevole del valore del suo lavoro.
Per questo troviamo una Andy che rispetto ad anni prima, in cui aveva scelto di mettere da parte la sua visione per adeguarsi a quella vita che tutti vogliono, ora non si piega al sistema, ma cerca di piegare il sistema al suo modo di vedere il Mondo.
Quello che è cambiato in Andy non sono i suoi valori, che la riportano facilmente a ritrovarsi incastrata in situazioni scomode, ma il suo approccio. Non abbiamo più una ragazza che subisce le situazioni, ma una donna che agisce per disegnare qualcosa che funzioni per lei.
E quello che lei vuole è: scrivere, essere leale verso le persone a cui tiene (come Nigel ed Emily), costruire una stabilità per se stessa.



Ed è qui che voglio tornare a quello che io e la mia migliore amica ci siamo dette in macchina tornando a casa.
Le ho chiesto un feedback e lei mi ha detto che il film le era piaciuto, ma che si aspettava qualcosa di più. Un po’ più up.
Un giudizio, il suo, che avevo ritrovato in tante recensioni lette nella prima settimana di proiezione nei cinema. La maggior parte criticava la mancanza di qualcosa di wow nella trama. Bello, bei vestiti (a dire il vero, secondo me, c’erano dei look ancora più belli di quelli del primo film), bello rivedere i personaggi del cuore… ma una trama senza niente di eclatante.
Io invece sono uscita dalla sala con il cuore a posto.
Ho trovato esattamente quello che mi sarei aspettata e desideravo andando a vedere questo film: l’evoluzione dei personaggi. Con i loro difetti, i loro miglioramenti, le loro convinzioni e i loro cambiamenti. Con delle vite reali, che seguono davvero quello che spesso accade: la vita, a trenta/quarant’anni non è speciale quando è fatta di wow, ma quando ci porta serenità. Quando ci fa sentire che quello che facciamo ha significato, quando possiamo portare nella quotidianità i nostri valori, quando ci permette di costruire una stabilità che funziona per noi.
In un Mondo come quello attuale, in cui veniamo bombardati costantemente dalle vite altrui grazie ai social, che ci fa pensare che la vita degli altri sia piena di quegli up e di quei wow, io mi sono sentita confortata vedendo Andy cercare la sua stabilità e riuscire a costruirla seguendo la sua Visione.
Ne sono stata confortata perché mi ha fatto capire che quello che porto con il mio lavoro e che cerco di costruire anche per me, oltre che per le mie clienti, ha senso. Mi ha confortata perché mi sono ricordata che la vita presenta i suoi momenti wow, ma che la cosa che conta davvero è sentirti al posto giusto tutti gli altri giorni.
E allora, è da qui che devi partire, da una domanda: qual è la tua Visione?
Chiediti questo e inizia a costruirla.
Se lo desideri, io sono qui per aiutarti in questo percorso.
