Lavoro e identità: quanto sono collegati questi due concetti?

Hai mai fatto caso al fatto che quando conosciamo qualcuno di nuovo e ci chiedono: chi siamo, oppure: cosa facciamo nella vita, la nostra risposta ci porta subito a dire qual è la nostra professione? Penso che questa realtà, spieghi già perfettamente che lavoro e identità, sono due concetti fortemente collegati.

Il lavoro, a ben vedere, per la maggior parte delle persone, l’elemento che occupa più tempo ed energie, e va di conseguenza che in esso troviamo una significazione della nostra vita. Questo avviene non solo perché abitiamo una società che ha reso il lavorare un punto centrale che da diritti, doveri e dignità, ma anche perché ognuno di noi desidera poter sostenere il proprio modo di esprimersi, ad ogni livello, e volenti o meno, i soldi sono essenziali per poterlo fare. E il lavoro è lo strumento necessario ad arrivare ad avere quei soldi.

In questo modo, si crea un circolo vizioso, in cui lavoro e identità, si sostengono l’un l’altro e si influenzano l’un l’altro.

In questo articolo, ti voglio accompagnare nel comprendere questo legame, e chi sono io per farlo? Io sono Lisa, Life&Travel Coach, accompagno le donne a vivere in allineamento alla loro Visione, unisco coaching, viaggio e formazione, sto studiando per diventare Psicologa del Lavoro, e sono anche una Blogger che scrive di vita e di viaggi.

Pronta a crescere insieme?


Il lavoro è uno specchio della nostra identità


All’interno di un percorso di orientamento, innanzitutto scolastico, a livello di scuole superiori, quello che cerchiamo di portare in campo per prendere le decisioni giuste, è un lavoro di auto analisi che ci aiuti a identificare i nostri punti di forza e di debolezza, per iniziare a direzionare le nostre scelte. Potremmo dire che nella prima fase, la cosa a cui diamo più potere sono le nostre competenze di base.
Scartiamo un percorso che prevede l’utilizzo di molti numeri, se siamo scarse in matematica, optiamo per un percorso artistico se amiamo esprimere noi stesse a colori. Teniamo in considerazione, insomma, le cose in cui siamo brave e ciò che invece non ci viene facile.

Successivamente, in una seconda fase, dove l’orientamento diventa professionale oppure ibrido tra scolastico e professionale, come nei percorsi universitari, sono le passioni, l’elemento che inizia a prendere forza per aiutarci a direzionarci verso un lavoro che sia adatto a noi. Insieme ai nostri tratti caratteriali personali, che diventando più consolidati, superata la fase adolescenziale, ci aiutano a prendere decisioni in maniera più analitica, perché la conoscenza di noi stesse migliora e si approfondisce.

Infine, quando siamo immerse nel mondo lavorativo, le nostre scelte di fare carriera o di cambiare professione, oppure di mantenere il ruolo che già abbiamo, sono dettate dai nostri valori e dalle nostre aspirazioni. Che si tramutano in condizioni lavorative che desideriamo ottenere e significato che sentiamo che il nostro lavoro ha, nella nostra vita e anche nel Mondo.

Competenze, passioni, tratti caratteriali personali, valori e aspirazioni, sono tutte componenti del concetto di identità. E la nostra professione, diventa così uno specchio che riflette proprio chi siamo. Diventa chiaro quindi come questa relazione di reciprocità, tra lavoro e identità, si inneschi nella nostra esistenza.


Quando lavoro e identità si scontrano


Ci sono altri tre elementi che vanno a comporre la nostra identità: le relazioni, le convinzioni e le esperienze. E sono spesso questi elementi che possono concorrere e non farci scegliere una professione davvero allineata alla nostra identità.

Succede ad esempio quando le relazioni intorno a noi, genitori prima, amici e società poi, partner in una seconda fase della vita, portano nello spazio delle nostre scelte, le loro aspettative. In ogni relazione abbiamo un ruolo diverso: figlia, amica, sorella, moglie, ed ogni ruolo conseguentemente porta con sé azioni allineate e desiderio di rispondere adeguatamente al contesto in cui siamo inserite. Così, non è raro che ci si ritrovi a scegliere la professione che nostra madre ha sempre desiderato per noi, a portare avanti l’azienda familiare anche se non ci interessa minimamente, a iscriverci alla facoltà che frequentano tutti i nostri amici, e così via.

Succede anche che le esperienze che abbiamo fatto o che hanno vissuto le persone significative vicino a noi, ci abbiano portato a creare delle profonde convinzioni dentro di noi, che hanno direzionato le nostre decisioni. Così, scegliamo il posto fisso perché è la cosa giusta che ci hanno insegnato a fare, non apriamo Partita Iva perché lo Zio Toni ha avuto una brutta esperienza in passato e si è trovato con mille debiti, rinunciamo alla facoltà di ingegneria perché l’insegnante di terza superiore di matematica ci ha detto che non saremmo mai state all’altezza.

Oppure, un’altra cosa che può accadere, è che facciamo per anni un lavoro che funziona per noi, poi viviamo un momento di crescita interiore ed, apparentemente in maniera improvvisa, iniziamo a sentirci fuori posto nel nostro ruolo lavorativo.

Ecco, questi sono tutti casi in cui si manifesta un disallineamento tra lavoro e identità.
E il risultato sono reali problematiche psicofisiche: burnout, insoddisfazione, perdita di motivazione, stress, fastidi fisici come mal di testa, mal di pancia, insonnia, perdita di energia, stanchezza, mancato riconoscimento in quello che si fa.

Questo accade, proprio perché, come abbiamo detto, c’è un’azione reciproca che lavoro e identità hanno l’uno sull’altra.


Cosa fare quando c’è disallineamento


Mettiamo subito in chiaro una cosa importante: non sempre mollare l’attuale lavoro che si sta facendo è la scelta giusta per risolvere il problema.

Anzi, prendere di punto in bianco una decisione così drastica, potrebbe creare ancora più disallineamento, perché come abbiamo detto, sono tanti gli elementi che concorrono a creare la nostra identità e su cui il lavoro influisce e dai quali viene definito come giusto o meno per noi.

Il metodo giusto è procedere in maniera graduale:

  • Inizialmente bisogna prendere coscienza reale di ciò che stiamo vivendo, per fare chiarezza e capire cosa non è allineato, quale parte della nostra identità non trova spazio nella nostra professione;
  • Poi è necessario trovare la propria direzione, perché ogni cambiamento ha necessità di avere una rotta, non subito una strada disegnata dettagliatamente, ma un obiettivo verso cui muoversi, quello sì. E non sempre è cambiare lavoro, ma a volte cambiare il lavoro;
  • Infine, bisogna trasformare tutto ciò in azioni concrete, pensate in base alle nostre possibilità di tempo, energie, soldi, per poter attuare una reale evoluzione che faccia allineare la nostra identità al nostro lavoro.

Solo in questo modo, si può attuare un nuovo percorso di orientamento, che parta da una realistica analisi e conoscenza di noi stesse, per trasformarsi nell’espressione di chi siamo e chi vogliamo diventare.

Questo è quello che puoi fare con me nel mio percorso di Life Coaching Lodestar: Trova la tua Strada. Un percorso in 4 sessioni per capire dove ti trovi adesso, qual è la strada giusta per te, quali azioni e strumenti ti servono per poter iniziare a sentirti soddisfatta e in crescita nel tuo percorso lavorativo.

Se vuoi saperne di più:


Scegliere una professione, insomma, non significa solo decidere cosa farai nelle tue giornate, ma soprattutto come darai spazio a te stessa.
Ecco perché non è una scelta da fare a partire dalle condizioni lavorative o dai soldi, ma innanzitutto da chi sei.

Se hai qualche domanda o vuoi raccontarmi quanto per te lavoro e identità si influenzano, scrivimi nei commenti. Ti leggo e rispondo sempre.

Lisa Merzi

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